BIOGENET

Il Cariotipo su sangue

L’esame di “analisi del cariotipo su sangue” consente di analizzare il corredo cromosomico di un individuo a partire da un semplice prelievo di sangue

Questo esame è in grado di rivelare:

  • La presenza di alterazioni di numero o di struttura dei cromosomi sessuali (cromosoma X, cromosoma Y) che possono essere associati a patologie dello sviluppo sessuale (sindrome di Turner, sindrome di Klinefelter) normalmente causa di infertilità; spesso anche un soggetto fenotipicamente normale può presentare un corredo cromosomico a mosaico per queste alterazioni (es: cellule normali 46,XX/cellule alterate 45,X) evidenziabile solo mediante l’analisi del cariotipo;
  • La presenza di riarrangiamenti cromosomici bilanciati presenti in individui clinicamente sani, che danno origine a gameti sbilanciati, causa di infertilità, ridotta fertilità, poliabortività, nascita di feti affetti da patologie cromosomiche.

    Le anomalie cromosomiche svolgono un ruolo di primaria importanza tra le cause di infertilità maschile e femminile.

    Queste alterazioni, se presenti nel corredo cromosomico di un individuo, possono:

    interferire direttamente sulla differenziazione sessuale della persona e quindi sulle sue capacità riproduttive;

    causare la formazione di gameti portatori di anomalie cromosomiche e pertanto con difficoltà a fecondare (se spermatozoi) o ad essere fecondati (se ovociti); in caso di successo di fecondazione, tali gameti alterati possono generare feti patologici che, ove non vengano abortiti spontaneamente, causano la nascita di neonati con anomalie multiple.

La tecnica

Campione richiesto sangue in eparina

Tempo di refertazione 25 giorni

Cosa si analizza Il corredo cromosomico dell’individuo

Metodo analitico Coltura cellulare linfocitaria, PCR ed elettroforesi

Consulenza genetica Fornita dallo specialista in Genetica prima dell’esecuzione dell’esame e alla consegna del referto per l’interpretazione del risultato.

La Trombofilia ereditaria
( Fattore II, Fattore V, gene MTHFR)

La trombofilia ereditaria (predisposizione genetica alla trombosi) determina un aumentato rischio di eventi trombotici. Tali eventi sono frequentemente causati da alterazioni di uno o più fattori della coagulazione del sangue. Le donne affette da trombofilia ereditaria hanno una maggiore predisposizione ad aborti spontanei (abortività ricorrente). Nella maggior parte dei casi la morte del feto è causata da alterazioni sul gene fattore V o sul gene del fattore II che determinano l'instaurarsi di una trombosi placentare, caratterizzata da una ostruzione dei vasi sanguigni placentari. Inoltre le donne che presentano mutazioni sul gene MTHFR associate ad elevati livelli di omocisteina nel sangue, in gravidanza presentano un aumentato rischio di aborto e di difetti del tubo neurale. Tali donne necessitano di una maggiore quantità di acido folico durante il periodo periconcezionale allo scopo di ridurre tale rischio.

Gene Fattore V

I l fattore V attivato è un cofattore essenziale per l'attivazione della protrombina (fattore II) a trombina. La variante genetica R506Q, definita variante di Leiden, causa una maggiore attività pro- coagulante del fattore V attivato che predispone alla trombosi. La frequenza dei portatori in Italia è pari al 3%. I soggetti eterozigoti (portatori di una sola copia della variante ) hanno un rischio 8 volte superiore di sviluppare una trombosi venosa, mentre gli omozigoti (portatori di entrambe le copie) hanno un rischio pari ad 80 volte. Tale evento trombotico è favorito in presenza di altre condizioni predisponenti quali la gravidanza, l'assunzione di contraccettivi orali, gli interventi chirurgici.

Recentemente sono state individuate altre 2 mutazioni sul gene del fattore V: la prima (H1299R) comporta un ulteriore aumento di rischio trombotico nei portatori della mutazione fattore V di Leiden. La seconda ( Y1702C ) causa un ulteriore aumento del rischio trombotico se è presente contemporaneamente la mutazione fattore V di Leiden o la mutazione G1299R.

Gene MTHFR

La metilentetraidrofolatoreduttasi (MTHFR) è un enzima coinvolto nel metabolismo dell’omocisteina. In particolare agisce nella trasformazione del 5-10 metilentetraidrofolato in 5 metiltetraidrofolato che serve come donatore di metili per la rimetilazione della omocisteina a metionina tramite l'intervento della vitamina B12. Alcune varianti di questo enzima sono meno efficienti nella loro attività e questa ridotta efficienza è associata con un aumento di omocisteina nel sangue.

Le varianti del gene MTHFR associate ad elevati livelli di omocisteina nel sangue sono la C677T e la A1298C.
Livelli aumentati di omocisteina sono oggi considerati fattore di rischio per malattia vascolare, (trombosi arteriosa). Inoltre, se la dieta è carente di acido folico queste varianti MTHFR causano una netta riduzione dei livelli di acido folico nel plasma, diventando un importante fattore di rischio per i difetti del tubo neurale nelle donne in gravidanza. Condizioni di eterozigosi doppia, specie con la variante Leiden del fattore V o con la variante 20210 del Fattore II, possono incrementare il rischio relativo per il tromboembolismo venoso.

Gene Fattore II

La protrombina o fattore II della coagulazione svolge un ruolo fondamentale nella cascata coagulativa in quanto la sua attivazione in trombina porta alla trasformazione del fibrinogeno in fibrina e quindi alla formazione del coagulo.

La variante genetica G20210A è associata ad elevati livelli di protrombina funzionale nel plasma e conseguente aumentato rischio di trombosi, specie di tipo venosa.

La frequenza degli eterozigoti (portatori di una sola copia della variante) nella popolazione è del 3 %. Tali soggetti hanno un rischio di trombosi venosa 3 volte superiore rispetto alla popolazione generale.
La compresenza della mutazione FV Leiden aumenta il rischio di trombosi di 100 volte.

La tecnica

Campione richiesto  sangue in EDTA
Tempo di refer:tazione  18 giorni
Cosa si analizza:  L e varianti dei geni Fattore II, Fattore V, MTHFR
Metodo analitico: Estrazione del DNA, PCR, ibridazione con RDB (reverse dot blot)
Consulenza genetica: fornita dallo specialista in Genetica prima dell’esecuzione dell’esame e alla consegna del referto per l’interpretazione del risultato.

Esame della Fibrosi cistica

La fibrosi cistica (CF) è una malattia autosomica recessiva molte grave caratterizzata da complicazioni a livello dei polmoni e del pancreas. un bambino ogni 2700 nasce con questa malattia. Nei pazienti affetti da Fibrosi Cistica le secrezioni delle ghiandole esocrine, (cioè i liquidi biologici come il muco, il sudore, la saliva lo sperma, i succhi gastrici) sono molto più dense e viscose del normale. A livello dei polmoni il muco estremamente denso può causare problemi respiratori e infezioni. Anche i succhi pancreatici sono più densi del normale, causando problemi digestivi. A causa di queste alterazioni gli individui affetti da questa patologia hanno una ridotta attesa di vita. Lersone che possiedono una sola copia del gene alterato e una normale sono invece privi di ogni sintomo, ma sono portatori sani. I bambini malati di FC potranno nascere solo se entrambi i genitori sono almeno portatori sani. Due genitori portatori sani avranno una probabilità del 25 % di avere figli affetti da FC. Dalla stessa unione i figli avranno una probabilità su due (50%) di nascere portatori sani, come i genitori.
L'unico modo per identificare i portatori sani è quello di effettuare un test sul DNA alla ricerca di mutazioni nel gene della FC. L'analisi è complicata dal fatto che esistono numerosissime mutazioni (ad oggi oltre 900) che causano la FC; con uno screening di primo livello, rapido e semplice, è possibile però ricercare le 38 mutazioni più frequenti nella popolazione italiana.

 

La tecnica

Campione richiesto:  sangue in EDTA

Tempo di refertazione:  18 giorni

Cosa si analizza:  Il gene della Fibrosi Cistica (CFTR) Le 38 mutazioni più frequenti nella popolazione italiana

Metodo analitico :  Estrazione del DNA, PCR ibridazione con RDB (reverse dot blot)

Consulenza genetica :  fornita dallo specialista in Genetica prima dell’esecuzione dell’esame e alla consegna del referto per l’interpretazione del risultato.

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